Discesa del Morteratsch
Questo famoso percorso su ghiacciaio, per il quale è necessaria l'attrezzatura alpinistica, permette di compiere un'escursione remunerativa in un ambiente fantastico, ovvero sui grandi ghiacciai ai piedi del Piz Palü e del Piz Bernina. Svolgendosi pressoché interamente in discesa, attraverso terreni glaciali non particolarmente impegnativi, è adatta proprio a tutti, a patto di essere accompagnati da guide esperte.
Mercoledì 18 agosto una compagine quasi tutta piemontese, auto-proclamatasi "gruppo delle Paterline", ha avuto modo di emozionarsi al Morteratsch. C'erano: Patrick (Guida Naturalistica della Regione Piemonte), Sandra, Lia, Giuliana, Silvia, Marco e Mario.
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In discesa verso la grande lingua del Ghiacciaio del Morteratsch |
Tra i crepacci del Morteratsch |
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Un'immagine d'altri tempi... |
Fagocitati dal ghiacciaio |
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Normale manutenzione... |
Difficoltà: itinerario alpinistico facile (F) Dislivello in discesa: 1100 m ~ Materiale: corda, piccozza, ramponi Periodo consigliato: luglio-settembre Punto di partenza: Chamanna Diavolezza (2973 m; tel. 081-8426205). Accesso: da Pontresina (CH) o da Tirano (I), giunti in auto in prossimità del Passo del Bernina, si raggiunge la stazione di partenza della funivia del Diavolezza; in funivia si sale alla Chamanna Diavolezza.
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Dalla stazione a monte della funivia del Diavolezza (2973 m) ci si affaccia alla Vadret Pers e, sulla destra, si imbocca il percorso per il Morteratsch. La prima parte di discesa si svolge lungo una traccia nei detriti che conduce alla morena destra del Vadret Pers. Oltrepassata la grande morena si attraversa questo primo ghiacciaio, accompagnati dalla vista suggestiva della parete nord del Piz Palü. Raggiunta la sponda opposta si accede alle rocce dell’Isla Persa, da dove ci si affaccia nel più imponente Ghiacciaio del Morteratsch, che si raggiunge scendendo fino ai 2450 metri di quota. Da qui è impressionante osservare l’intrico di crepacci del Labyrinth, sovrastato dall’elegante Piz Bernina. Si prosegue scendendo nel centro del ghiacciaio e, al suo termine, ci si sposta sulla sinistra per terminare la traversata alla stazione del Morteratsch (1896 m). Con il trenino si torna alla stazione del Diavolezza.
La leggenda del Morteratsch
Il manto di gelo di cui si rivestono questi picchi non stendeva tanto in basso le sue pieghe verso la valle. Al posto di caverne maledette e deserte morene, svolgevasi un’alpe verdeggiante piena di fiori e di farfalle, su cui numerose mandrie pascolavano durante i torridi mesi dell’estate, sotto la vigilanza dei pastori. Una sera di festa uno di questi pastori, venuto dall’altra estremità dei grigioni, incontrò al ballo colei che si chiamava “la rosa della montagna”. Egli, di nome Erasc, era un gagliardo giovane, lei Teresa, era bella; è facile immaginarsi come questi due cuori posti a contatto presto s’infiammarono uno dell’altro.
Il
caso aveva combinato il primo incontro; riuscì ai due innamorati quasi ogni
settimana di darsi appuntamento in qualche sito solitario e colà, sotto la luce
amica degli astri, si giuravano eterno amore. Ma un invidioso li tradì nella
loro felicità; i parenti di Teresa ne scoprirono il segreto; da gente pratica
decisero che la loro figlia poteva pretendere meglio e ingiunsero al galante di
togliersi di là. Era precisamente l’epoca in cui il gregge fa ritorno alla
stalla. Il verde dei pascoli cominciava a ingiallire, le fronde dei cespugli a
cadere. Il pastore chiuse la baita, in cui era stato cullato da sogni sì dolci,
dovè allontanarsene per tornare al suo paese. Fu tuttavia abbastanza fortunato
ottenendo un ultimo colloquio, durante il quale, ai piedi delle nevi eterne,
ebbe da Teresa la promessa di eterna fedeltà.
«Va,
gli disse, il mio cuore ti ha scelto. Non apparterrò mai ad altri che a te. Va,
lungi a tentare fortuna, poiché tale è la volontà dei miei parenti. Quando
tornerai, non avranno più pretesti a tenerci divisi. Soltanto, non differire
troppo il ritorno, poiché non so se potrò sopravvivere alla tua assenza».
Né vi
resistè punto. Il suo diletto era partito avendo messo il braccio vigoroso al
servizio della sua patria, allora in guerra con lo straniero.
Mentre
le stagioni succedevano alle stagioni, Teresa, quasi corolla priva dei raggi del
sole, languiva in fondo alla valle; lagrime e preghiere della famiglia non
servirono a nulla. Qual lampada priva d’alimento la vita sua si spense,
dolcemente mormorando un nome che mai doveva portare.
Egli
tornò, dopo aver cambiato il bastone contro la spada. A prezzo del suo sangue
sparso sul campo la fortuna non gli era mancata e poteva ora degnamente bussare
alla porta della sua fidanzata, ma la morte s’incaricò di rispondergli.
Non
una parola sfuggì dalle sue labbra, non un sospiro dal suo petto. Si allontanò
senza volgersi indietro; mai più fu udito parlare di lui: il Bernina ha dei
gorghi tanto profondi e l’abisso custodisce i suoi segreti.
Ma di
Teresa morta l’ombra riapparve sull’alpe dove erano stati scambiati così
dolci vincoli di fedeltà. Un vecchio pastore la vedeva errare ogni notte
intorno alle baite, poi penetrare per la porta socchiusa nella casupola già
abitata dal suo fidanzato e mettervi tutto in ordine. Talvolta il vecchio udiva
un nome sommessamente pronunciato: Mort Erasc. E vigilava perché nessuno la
inquietasse. La visione si dissipava come debole nebbia ai primi bagliori del
mattino. I pascoli si coprivano di erbe e il gregge prosperava; la benedizione
di Dio sembrava proteggere la valle.
Quando
il pastore non potè più per la vecchiaia andare sull’alpe, raccomandò al
suo successore di rispettare la donna del Morterasc; ma quello non tenne conto
del consiglio: quando verso mezzanotte l’ombra apparve, la seguì; ma quella
se ne accorse, lo guardò un momento con aria accorata e poi sparì nella
bufera. Né mai più alcuno la vide.
Dopo
quella notte i pascoli cominciarono ad appassire, le mucche perdettero il latte,
la sterilità passò sovrana là dove poc’anzi regnava l’abbondanza. La
terra divenne maledetta; il ghiacciaio avanzò, occupando ogni spazio.
La
montagna, dopo di allora si chiamò il Munt Pers. Talvolta durante le notti di
temporale la signura da Morterasc si mostra ancora nei bagliori dei lampi, ma
pochi fra i più anziani ricordano di averla veduta.
(Da B. Credaro, Storie di guide, alpinisti e cacciatori – Ed. Banca Popolare di Sondrio)