Sabato 21 agosto, in condizioni 'patagoniche', Matteo Dossi, Roberto Sirtori e Mario Vannuccini hanno scalato il Monte Disgrazia (3678 m) per la via 'normale' (se così si poteva definire).

Monte Disgrazia m 3678

cresta ovest-nord-ovest (via normale)

1ª ascensione: E.S. Kennedy, L. Stephen, M. Anderegg e T. Cox il 24 agosto 1862

Difficoltà: PD

Tempo di salita: 4 ore dal Rifugio Ponti (2559 m)

Dislivello: 1119 m

Attrezzatura: corda, piccozza e ramponi

 

Quando, nel 1861, Edward Shirley Kennedy, vicepresidente dell’Alpine Club inglese, raggiunge la vetta del Pizzo Bernina, resta irresistibilmente affascinato dalla mole di una cima imponente posta più a meridione: il Monte Disgrazia.

La sua vetta è ancora inviolata e così, l’anno successivo, Kennedy si porta in Valtellina per compierne la prima ascensione. Lo accompagnano il suo domestico Thomas Cox, il critico letterario e alpinista Leslie Stephen e una delle più forti guide alpine del momento, Melchior Anderegg. Credendo che la montagna si trovi completamente in Valmalenco, il 19 agosto 1862 i quattro alpinisti si portano a Chiesa, da dove compiono una prima perlustrazione. Il mattino successivo partono alle 3 antimeridiane per tentare la salita. Giunti a Chiareggio si rendono presto conto delle grandi difficoltà che sbarrano loro il cammino. Percorrono verso ovest tutta la Val Sissone fino al Passo di Mello, comunicante con la Val Masino. Kennedy e il suo domestico sono sfiniti (hanno già salito circa 2200 metri di dislivello!) e lasciano proseguire Stephen e Anderegg. La cresta successiva è difficoltosa e, con delusione, i due si accorgono che non porta direttamente alla vetta ma a una sommità minore, il Monte Pioda, da loro ribattezzato Picco della Speranza. Così i due ritornano “con le pive nel sacco” al Passo di Mello. La comitiva è vittima anche di un furioso temporale e rientra a Chiesa Valmalenco a mezzanotte, quando tutti oramai li ritenevano scomparsi per sempre tra i ghiacci.

Con caparbietà i quattro decidono di provare dal versante della Val Masino e, pochi giorni dopo, si portano ai Bagni di Masino. I facoltosi frequentatori del Grand Hotel delle terme guardano increduli i primi alpinisti che si presentano nella vallata; con ancora maggior diffidenza vengono accolti dai valligiani, dai quali non ottengono alcuna collaborazione. Tuttavia Kennedy e compagni riescono a trovare i sentieri che percorrono la Val di Mello e, in alto, superano un ghiacciaio crepacciato che adduce al Passo Cecilia. Si immettono così nel Ghiacciaio di Preda Rossa (attuale itinerario di salita dal Rifugio Ponti) e facilmente raggiungono la nevosa Sella di Pioda. La cresta del Monte Disgrazia non fa certo loro paura e in circa un’ora la percorrono fino alla vetta. Sono le 11.30 del 24 agosto 1862.

Questi temerari alpinisti ebbero la forza d’animo di vincere le difficoltà tecniche della salita ma maggior tenacia dimostrarono nel superare i problemi geografici e di orientamento nonché le diffidenze della gente.

 

 

Leggenda del Monte Disgrazia

(o leggenda del Pizzo Bello)

 

Lo chiamavano Pizzo Bello perchè pascoli lussurreggianti lo coprivano in perpetuo. I pastori non si stancavano mai di guardare la bella montagna e di ammirarla; un giorno un mendicante stanco ed affamato chiese loro un po’ d’ospitalità ma essi lo cacciarono: intenti a rimirare lo splendore del monte non avevano altri occhi che per lui. Quel mendicante alzò allora una mano, una mano terribile, e maledisse la montagna tanto più cara al loro cuore che l’amore di Dio: le fiamme l’avvolsero bruciandola fino alla vetta e il grande bagliore accecò i pastori.

Da allora è chiamato Disgrazia e le sue rocce sono rosse e l’erba più non vi cresce; i pastori però hanno dato l’antico nome ad una cima più modesta per consolarsene e per poter venerare di più la gloria del Signore.

Il Disgrazia non deve il proprio nome a una elevata incidentistica. Pare derivi da “desglacia”, disghiaccia, perché in passato la sua parete nord scaricava periodicamente notevoli masse ghiacciate verso il fondovalle.

 

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